Critica ashanti
Segno e colore, l’arte di un brasiliano-italiano Clovis Aquino.
Doppia nazionalità da cui attingere le esperienze,doppia la sensazione che si ha di fronte le sue opere pittoriche.
Il segno è veloce e sottile sia quando traccia forme e volumi architettonici , sia quando sintetizza corpi e volti umani.
Una pittura di gesto e getto.
I colori sono caldi e freddi insieme, mischiati riempiono i vuoti dando corposità ai corpi nudi e alle facce.
Le macchie colorate sorreggono le stesse figure umane dal fondo, alleggerendo l’impatto con un altro vuoto quello del bianco foglio di carta.
La scelta dell’acquarello, tecnica leggera e fluida, sembra voluta per smorzare la tensione del vivere di ogni giorno.
Ritratti di uomini che guardano lontano e aspettano; spettatori dei contrari che fanno la vita.
Apparentemente allegra come pittura, profondamente intima e melanconica.
I dipinti di Aquino non finiscono dopo averli guardati, continuano dentro…
a cura di Rachele Bellocchio


Otto settembre, tardo pomeriggio.
Entro in quello che apparentemente sembra un tranquillo negozio di gioielli e…
…mi ritrovo a fare la conoscenza di Clovis Aquino.
Dopo cinque minuti mi si chiede di scrivere una recensione sui suoi acquarelli. Panico?!
Dato che non sono del “mestiere”, scrivo di getto quello che sento:
inquietudine e senso di smarrimento le emozioni che mi lasciano i ritratti…
Volti e corpi stilizzati che emergono da sfondi cupi. Mi colpisce lo sguardo di alcuni personaggi, triste e allungato in volute nell’aria.
Scopro l’acquarello in una nuova prospettiva: non più “solo” una polvere di colore impalpabile, fresca…ma un qualcosa che nella mano dell’artista prende nuova vita, si trasforma in materia tangibile, forse più veritiera che mai.
Rivolgo poi l’attenzione ai paesaggi romani e le emozioni cambiano rapidamente: rimangono alcune tonalità ma la forza del colore e del tratto non è la stessa; familiarità e percezione dello spazio le sensazioni che mi pervadono adesso.
Chi è Clovis allora?…Ancora non so niente…una cosa è certa però… l’emozione provata.
a cura di Enrica Fontanini